
Osteoporosi dopo i 50 anni prevenzione e cure consigliate
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Diagnosi precoce, stile di vita adeguato e terapie farmacologiche mirate possono rallentare la progressione della malattia: chi sono i migliori specialisti a Catania
L’osteoporosi dopo i 50 anni colpisce soprattutto le donne. A soffrirne sono circa cinque milioni di italiani. Si tratta di una malattia che fa quasi sempre rima con invecchiamento: si stima che nel nostro Paese questa patologia affligga 1 donna su 3 oltre i 50 anni e 1 uomo su 8 oltre i 60 anni. Come evitare alterazioni della nostra struttura ossea e ridurre il rischio di fratture? Di seguito alcuni consigli utili sul fronte della prevenzione, posto che non è possibile parlare di “guarigione” in senso assoluto, poiché la fragilità scheletrica non può essere completamente eliminata.
Cause dell’osteoporosi dopo 50 anni
A qualunque età, proteine e calcio contribuiscono in modo determinante alla salute delle nostre ossa. Quest’ultime tendono a rigenerarsi e ricostituirsi continuamente: le parti indebolite vengono sostituite da materiale osseo nuovo e, dunque, più robusto. L’invecchiamento, poi, tende a rallentare i processi biologici: l’osso smette progressivamente di rigenerarsi e la massa minerale ossea tende a diminuire.
Una condizione di diffusa fragilità può favorire l’osteoporosi dopo i 50 anni. Si tratta di una malattia dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa minerale ossea e da un deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, per cui anche traumi minimi come una semplice caduta possono determinare il rischio di fratture.
Quali sono le cause dell’osteoporosi dopo i 50 anni? Accanto all’età e al sesso femminile, altro fattore di rischio è rappresentato dalla familiarità con la malattia e, dunque, dalla genetica: chi ha avuto casi in famiglia di osteoporosi tende a sviluppare volta, un rischio più alto di osteoporosi e di fratture per motivi genetici, costituzionali e ambientali. Infine, anche alcune patologie croniche e terapie ormonali con farmaci possono provocare alterazioni della struttura ossea come i glucocorticoidi, gli immunosoppressori e le terapie ormonali per carcinoma della mammella e della prostata.
Attenzione anche alle carenze nutrizionali, all’abuso di alcol e al fumo che possono favorire l’insorgenza dell’osteoporosi anche tra i giovanissimi.
Osteoporosi all’anca, quanto camminare?
L’osteoporosi dopo i 50 anni tende a colpire maggiormente la colonna vertebrale e il polso. Molto diffusa è anche la frattura dell’anca che si verifica soprattutto in pazienti over 65. L’osteoporosi all’anca è anch’essa asintomatica finché non provoca fratture da fragilità, tipicamente al collo del femore, o dolore cronico. I sintomi includono dolore profondo all’inguine o alla coscia che peggiora sotto carico, zoppia, riduzione della mobilità articolare e, nei casi gravi, accorciamento o rotazione dell’arto. Si tratta di un dolore tipicamente meccanico, cioè avvertito durante la deambulazione, nel fare le scale o quando si carica sull’articolazione, e spesso si attenua a riposo.
La domanda più frequente, in questi casi, è: Chi soffre di osteoporosi fa bene a camminare? La risposta, secondo gli esperti, è affermativa. Camminare ad andatura lenta stimola la formazione di tessuto osseo, rinforza i muscoli e migliora l’equilibrio, riducendo il rischio di cadute. Una camminata veloce di almeno 30 minuti al giorno, specialmente all’aperto, è una forma di prevenzione e gestione efficace dell’osteoporosi dopo i 50 anni. Attenzione, però, a non strafare. È opportuno avere bene a mente quali sono i nostri limiti. Ascoltare i segnali che il nostro corpo ci invia diventa fondamentale al fine di calibrare energie e risorse: gli esperti, per questo motivo, consigliano camminate frequenti ma di breve durata ed intensità. Meglio optare per superfici piane, scarpe comode e, infine, un bastone per migliorare stabilità ed equilibrio.
Osteoporosi, OrthoTrauma il tuo specialista a Catania
Si stima che l’osteoporosi colpisca nel mondo circa 200 milioni di persone, di cui 75 milioni in USA, Europa e Giappone. Solo in Europa e USA, si verificano ogni anno più di 2 milioni di fratture da osteoporosi.
L’osteoporosi dopo i 50 anni è una malattia tanto silente quanto subdola poiché spesso non ci sono sintomi o segni particolari prima dell’improvvisa comparsa di una frattura. Ecco perché una diagnosi precoce può fare la differenza nel rallentare la progressione della patologia.
Il primo passo da fare è rivolgersi al medico di base per valutare insieme se sia opportuno sottoporsi ad esami di screening. L’esame di riferimento per la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea computerizzata (MOC), che permette di misurare esattamente la densità minerale ossea, cioè la quantità di minerali presenti nello scheletro in totale o in alcuni distretti scheletrici particolarmente soggetti alla perdita di massa ossea.
Pur non essendo definitivamente curabile, l’osteoporosi è una condizione che può essere trattata e controllata nel tempo. Affidarsi ad uno specialista diventa fondamentale ai fini di una diagnosi clinica accurata che parte da una attenta valutazione della storia clinica della persona, per capire la presenza di familiarità (genitori e nonni con osteoporosi) e di particolari fattori di rischio.
OrthoTrauma è l’ambulatorio medico a Catania specializzato in osteoporosi. Il nostro team è in grado di accompagnare ogni singolo paziente nel percorso di prevenzione e trattamento farmacologico più adatto alle sue esigenze, tenendo conto del sesso, dell’età, della gravità dell’osteoporosi, della presenza di ulteriori fattori di rischio e delle comorbidità del paziente.
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